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Affinché le lame del cilindro e della platina si adattassero perfettamente fra loro su tutta la loro lunghezza esse venivano arrotate nell’olandese stessa; quest’ultima, infatti, veniva caricata con una miscela di acqua e fine sabbia, e iniziando a far ruotare il cilindro abbassandolo a poco a poco sulla platina si continuava a farlo ruotare fino a quando noAmalfi - Museo della Carta - cilindro raffinatoren si udiva un rumore continuo uniforme senza colpi.

Successivamente la vasca veniva caricata di cenci, e si faceva entrare da un apposito rubinetto l'acqua pulita, mentre il cilindro era messo in moto da una puleggia. Il cilindro con lame metteva in movimento la massa di stracci che, veniva in contatto con acqua continuamente rinnovata. L’acqua carica di impurità evacuava attraverso le maglie dei tamburi lavatori, disposti nel canale di condotta. Le impurità più pesanti insolubili, come sabbia, pietruzze, aghi ed altro si depositavano al fondo dell’olandese, ove si raccoglievano in scanalature coperte di lamiere a fessura che venivano poi svuotati ad iAmalfi - Museo della Carta - cilindro raffinatorentervalli di tempo regolare sollevando la lamiera forata. Naturalmente durante la lavatura il cilindro con lame rimaneva sollevato per favorire la circolazione della massa evitando che i cenci fossero intaccati.


Quando l’acqua espulsa dai tamburi lavatori usciva limpida l’operazione era finita. Tutto il processo durava in media due ore.

A questo punto si interrompeva l’emissione dell’acqua e cominciava la sfilacciatura.

Questa si svolgeva abbassando poco per volta il cilindro, in modo che le lame si avvicinassero sempre di più alla platina arrivando quasi a sfiorarla. I cenci, richiamati dal moto di rotazione del cilindro, passavano tra queste lame da cui venivano strappati e sfregati perdendo a poco a poco ogni traccia di tessuto e convertendosi in una massa filamentosa, sfilacciata. Le lame in acciaio non dovevano essere affilate per non tagliare, ma solo sfilacciare i cenci, e perciò il loro bordo superiore non doveva presentare alcun spiraglio tagliente.

La sfilacciatura terminava quanto era sparita dai cenci ogni traccia di tessuto, e l’impasto ottenuto diventava omogeneo e filamentoso. L’impasto così ottenuto passava poi alla macchina continua in piano, un ulteriore macchinario, successivo ai magli, che completava il processo automatico di produzione trasformanAmalfi - Museo della Carta - macchina continuado la “tutta pasta” ottenuta in fogli. Dal fondo dell’olandese, si apriva una valvola la quale immetteva la “mezza pasta” in un condotto che la guidava in una vasca dove veniva prelevato poco per volta grazie ad un meccanismo a ruota con secchielli e inserito in un ulteriore canale che lo conduceva su una grata metallica intrecciata così fittamente da ritenere la sabbia e altri corpi duri e lasciar passare solo l'impasto.

La pasta filtrata dalla grata alla quale era impresso un movimento ondulatorio, era forzata a discendere verso un secondo agitatore; poi risaliva verso una lamiera metallica non bucherellata e dopo averla traversata arrivava su uno sparto che la piegava su una tela. La tela metallica assai fitta, formata da fili finissimi di ottone, riceveva il movimento da due cilindri, e si muoveva da sinistra verso destra portando con sé la pasta e poggiavaAmalfi - Museo della Carta - macchina continua su cilindri di rame e poi sotto su un bossolo strettissimo. Attraversati i cilindri dello strettoio la tela abbandonava la carta, e iniziava il viaggio di ritorno da destra a sinistra; passando al disotto della macchina, arrivando di nuovo sopra e ricominciando a percorrere lo stesso cammino con una nuova quantità di impasto. Durante il suo tragitto e fino allo strettoio, la pasta si liberava di una grande quantità d'acqua e lo sgocciolamento era facilitato da un tremore continuo impresso da piccoli cilindri sui quali poggiava la tela e la carta. Una cassa piatta raccoglieva l'acqua sgocciolata dalla pasta.


Le informazioni pubblicate in queste pagine
sono estratte dal libro "Sulle orme della carta" di Angelo Tajani.

 



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