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Il foglio di carta veniva poi riposto su un feltro di lana detto pontone e ricoperto a sua volta da un altro feltro. I fogli venivano poi accatastati insieme e sottoposti ad una pressa per l’eliminazione dell’acqua residua. Ultima fase di lavorazione della carta consisteva nel portare la carta ad asciugare in appositi spanditoi.

La pila a magli in cui gran parte della lavorazione era ancora artigianale, fu sostituita dalla macchina olandese istallata nella cartiera Milano il 18 novembre 1745, come risulta dalla data graffita sulla parete e nella quale oltre alla raffinazione si svolgeva anche la lavatura e la sfilacciatura dei cenci. La pila olandese, era un macchinario costituito da una vasca di pietra e di cemento di forma oblunga.
Una parete mediana divideva la vasca in due canali comunicanti fra loro: in quello che di solito si teneva più largo, e che si chiamava canale di lavoro, rAmalfi - Museo della Carta - macchina olandeseuotava un cilindro fornito alla superficie di lame disposte secondo le generatrici del cilindro stesso. Sul fondo a pendio si trovava la platina, un sistema di coltelli tenuti insieme da viti e separati fra loro da sottili pareti in legno in modo che pur consumandosi rimanevano sempre sporgenti. La platina era fissata in una cassetta di ghisa che veniva introdotta nell’olandese, sotto il cilindro, attraverso una apertura praticata lateralmente alla macchina stessa e poteva essere perfettamente richiusa.


La pila olandese quindi capace di lavorare più celermente ed a costi inferiori dei magli era formata principalmente di una parte fissa la platina ed una mobile il cilindro cheAmalfi - Museo della Carta - macchina olandese poteva essere spostato verticalmente manovrandolo con un volantino, un sistema a leva; in questo modo era possibile variare a volontà la distanza delle lame dal cilindro da quelle fisse della platina.

 

Cosa succedeva però se una parte di questo strumento importantissimo per la produzione della carta a mano avesse dovuto guastarsi o funzionare male?
Il cartaro interveniva, e questo aggiunge valore e iportanza alla sua figura, direttamente per riparare l'inconveniente, con grande competenza e conoscenza "tecnica" di quello che era il funzionamento di tutti i componenti della cartiera.
Per questo ci si serviva di un'apposito banco da lavoro dove era possibile per il fabbricante di carta mettere a punto gli strumenti e le parti meccaniche necessarie al lungo lavoro di chi produceva carta a mano.


Le informazioni pubblicate in queste pagine
sono estratte dal libro "Sulle orme della carta" di Angelo Tajani.

 



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