I cenci che s’impiegavano nella fabbricazione
della carta a mano potevano essere di lino, di cotone di
canapa, di iuta: esclusi quelli di origine animale, e di
seta, sia per la rigidezza delle loro fibre, che mal si
prestava a far carta, sia perché nell’operazione di lisciviazione
si alteravano e distruggevano. Gli stracci avendo le fibre
pressoché libere da incrostazioni, la loro trasformazione
in pasta non richiedeva che una pulitura e una distruzione
del tessuto per isolarne le fibre. Nella trasformazione
dei cenci in carta la prima operazione che veniva svolta
era la loro pulizia a cui seguiva la tagliatura
a mano e nello stesso tempo la separazione da rattoppi,
cuciture, orli, bottoni, tutte quelle parti rigide e dure
che potevano danneggiare oltre che il prodotto anche le
macchine.
Terminata questa prima fase vi era
la lisciviazione, in apposite vasche.
Lo scopo era di liberare gli stracci
dalle impurità come le sostanze grasse che non si potevano
allontanare diversamente. Compiuta la lisciviazione si procedeva
alla lavatura degli stessi per liberarli dal liscivio
e dalle altre impurità che non si fossero ancora allontanate.
A questo lavaggio seguiva la sfilacciatura la cui
funzione era di distruggere ogni traccia di tessuto senza
però che i filamenti venissero tagliati. Questo trattamento
serviva da preparazione ad un altro lavoro, la raffinazione
nella quale questi filamenti erano a loro volta ridotti
in fibre atte a far carta. La massa filamentosa che si otteneva
con la sfilacciatura si chiamava sfilacciato o mezza
pasta, in contrapposto alla tutta pasta che si
otteneva con la raffinazione che avveniva grazie ad enormi
magli in legno che battevano
e trituravano gli stracci precedentemente raccolti in pile
in pietra.
L’impasto
ottenuto diluito con acqua era pronto per la lavorazione.La
tutta pasta veniva prelevata con appositi attingitoi in
legno e immersa nel Tino
(vasca rivestita internamente di maioliche). Il cartaro
immergeva nel tino un telaio il cui fondo formato da una
rete metallica a maglie strette raccoglieva una quantità
di pasta, distribuendola in una forma; colata l’acqua restava
un sottile strato di materiale.